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Environment

Riscaldamento globale: il gas non è una soluzione

Secondo uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature l’aumento della produzione di energia da gas naturale non ridurrebbe di fatto il livello di emissioni di CO2

Gas Shed - Author Steve Cray - CC Licence

Gas Shed – Author: Steve Cray – CC Licence

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Per evitare gli effetti devastanti del riscaldamento globale non ci sono scorciatoie. Questo è in sostanza il messaggio che emerge da un recente studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature, che mostra come l’aumento della produzione di energia da gas naturale non ridurrebbe di fatto il livello di emissioni di CO2.

Sebbene sulla carta il gas naturale sia molto meno inquinante degli altri carburanti fossili – con una produzione di anidride carbonica pari alla metà di quella del carbone – secondo i modelli utilizzati da cinque diversi istituti di ricerca fra cui l’italiano Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), l’aumento della disponibilità del gas dovuto all’avanzare delle nuove tecnologie estrattive, fra cui il tanto discusso fracking, non porterebbe alcun risultato apprezzabile nella lotta al riscaldamento globale.

“Abbiamo implementato questo protocollo di analisi usando i diversi modelli che ogni centro ha – spiega Massimo Tavoni, docente al politecnico di Milano, ricercatore del CMCC e uno degli autori dell’articolo uscito su Nature – In questo caso, cosa abbastanza rara, tutti i modelli hanno trovato sostanzialmente lo stesso risultato – prosegue Tavoni – vale a dire che in assenza di politiche climatiche per la riduzione delle emissioni, il fatto di avere più gas, ad esempio usando tecnologie moderne di estrazione degli scisti, di per sé non avrebbe un impatto significativo sulle emissioni di CO2”.

L’errore starebbe nel dare per scontato che il gas andrà a rimpiazzare esclusivamente le fonti climalteranti, incidendo significativamente sull’impatto ambientale del sistema energetico globale. “Questa intuizione è sbagliata perché ciò che succede è che il gas toglie sì spazio al carbone, ma allo stesso modo toglie spazio a rinnovabili e nucleare, entrambe fonti più pulite, almeno in termini di emissioni”. A questa considerazione bisogna poi aggiungere l’impatto sul clima derivante dal rilascio di gas durante i processi estrattivi e, non di minore importanza, il fatto che maggiore disponibilità di gas naturale significa un abbassamento dei costi dell’energia. “Avendo l’energia ad un prezzo più basso, la domanda aumenta perché possiamo permetterci di consumarne di più – spiega Tavoni – Con questi tre fattori messi insieme, il risultato è che il gas da solo non cambia le emissioni quasi di niente. L’idea che si possa risolvere il problema del climate change semplicemente con nuove tecnlogie di estrazione è un’illusione”.

Nonostante tutto, per molti il gas rimane un’alternativa attraente e non solo negli Stati Uniti, dove il fracking è già una realtà. La crisi in Ucraina non ha fatto altro che puntare i riflettori su una questione, quella della sicurezza energetica, che a Bruxelles è già nota da tempo. In quest’ottica, se l’Europa decidesse di sfruttare i bacini in Polonia e in Ucraina, potrebbe ridurre significativamente la sua dipendenza dal gas russo. Inoltre, laddove vada a sostituire altre fonti fossili, il gas ha anche ricadute positive sull’inquinamento locale e sulla qualità dell’aria.

Insomma, l’aumento della disponibilità di gas naturale nel prossimo futuro non deve per forza essere un fatto negativo. “Non stiamo dicendo che il gas causa il climate change, stiamo dicendo che senza politiche specifiche per ridurre il climate change, il gas da solo non può fare niente” chiarisce Tavoni. E se l’Europa, dal canto suo, si appresta a rinnovare i suoi impegni per il 2030, molte altre grandi potenze mancano all’appello. Negli Stati Uniti, dove il tema del gas e del fracking nello specifico sono particolarmente caldi, gli impegni tardano ad arrivare.

“Gli Stati Uniti non hanno una politica climatica al momento – sostiene Tavoni – C’è una proposta di Obama che riguarda il solo settore elettrico, non è molto ambiziosa, ma è meglio che niente e sembra che qualcosa si stia muovendo anche in Cina”. Nessuno comunque sembra aspettarsi novità prima dell’appuntamento di Parigi, nel 2015, quando dal summit sul clima si dovrebbe uscire con nuovi target e nuovi accordi vincolanti. Se ciò non dovesse accadere, non sarà il gas a salvarci, adesso lo sappiamo.

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