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Environment, EU

Viaggio a Proschim, il paesino green che verrà raso al suolo per scavare carbone

In Germania, al confine con la Polonia, c’è un paese di 360 anime che, secondo i piani della società Vattenfall, dovrà essere raso al suolo per far spazio a una nuova miniera di lignite. Assieme alle case verranno distrutti anche la centrale a biogas, il parco fotovoltaico e quello eolico

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L’elezione di Donald Tusk, ex primo ministro polacco, alla carica di Presidente del Consiglio Europeo non ha di certo entusiasmato gli ambientalisti, preoccupati dalle resistenze poste dalla Polonia ad un accordo sugli obiettivi per contrastare i cambiamenti climatici. Già lo scorso anno, a fronte dei cosiddetti target Europa 2020, che prevedono la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 e il raggiungimento del 20% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, Tusk aveva dichiarato che l’economia e l’energia della Polonia, così come è stata basata sul carbone nel passato, lo rimarrà per molti anni a venire.

Non sorprende quindi che in Polonia, dove il 90% dell’elettricità è generata dal carbone, la società elettrica PGB (Polska Grupa Energetyczna) abbia intenzione di aprire nuove miniere di lignite che dovrebbero aumentare la produzione di carbone di quasi due milioni di tonnellate all’anno.

I progetti di espansione delle miniere non riguardano però solo la Polonia, ma travalicano il confine con la Lusazia, nella Germania dell’Energiewende, l’ambiziosa strategia che mira all’abbandono dell’energia nucleare e fossile in favore delle fonti rinnovabili. Qui è il gigante svedese Vattenfall, di proprietà statale, ad aver ottenuto i permessi per ampliare le miniere già esistenti e poter così tenere in attività le sue due centrali elettriche.

In mezzo ai due impianti si trova Proschim, un paese di 360 anime che, secondo i piani di Vattenfall, dovrà essere raso al suolo per far spazio alla nuova miniera di lignite. Secondo le stime degli attivisti locali, lo stesso destino toccherà complessivamente a seimila cittadini tedeschi e tremila polacchi che dovranno evacuare le proprie case se i piani delle due società non saranno fermati. A Proschim però, assieme alle case, verrebbero distrutti anche la centrale a biogas, il parco fotovoltaico e quello eolico, incarnazione delle aspirazioni tedesche ad imporsi come leader della rivoluzione energetica sostenibile.

“A Proschim si produce più energia da fonti rinnovabili di quella che viene consumata, sono veramente dei pionieri” spiega Daniela Setton, di Friends of the Earth Germania “E’ ridicolo che possa essere distrutta per far spazio alla lignite, non possiamo accettarlo”.

Gli abitanti del piccolo paese però sono divisi. Se è vero che il progetto di Vattenfall li costringerebbe a spostarsi, l’industria del carbone e il suo indotto costituiscono, sin dai tempi della DDR, la principale fonte di occupazione della regione. “Certo, per chi ha sempre vissuto qui sarà doloroso andarsene, ma la società mineraria offre una compensazione adeguata, forniranno delle nuove case” racconta Volker Glaubitz, il vice-sindaco di Proschim. “Per lo meno ci sarà lavoro per almeno altri quarant’anni. Per ora le fonti rinnovabili sono troppo costose e la lignite serve come tecnologia-ponte. Senza il carbone la Lusazia sarebbe già morta”.

Stando ai dati Eurostat, nel 2012 la Germania ha prodotto il 26,6% della sua energia da fonti rinnovabili, ma rimane anche il maggior produttore al mondo di lignite. Nonostante le buone performance registrate negli ultimi anni e gli ambiziosi obiettivi, che prevedono una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra entro il 2020, il basso prezzo del carbone, il più inquinante fra le fonti fossili, rende difficile immaginare una sua eliminazione, benché graduale, dal mix energetico tedesco. A renderla ancora più improbabile è il fatto che, avendo deciso di liberarsi del nucleare, l’alternativa nel breve termine è costituita dal gas, che è sì meno inquinante, ma economicamente e socialmente molto costosa, dato che ad oggi la Germania importa l’86% del suo fabbisogno.

“Vattenfall aveva stretto un accordo con il governo del Land di Berlino che prevedeva la conversione delle centrali a carbone in centrali a gas entro il 2016. L’anno scorso però la scadenza è stata posticipata al 2020, il che significa altri quattro anni di inquinamento, e il governo non ha protestato”. A dichiararlo è Stefan Taschner, del Berliner Energietisch, una coalizione di organizzazioni ambientaliste della capitale.

Mentre la Germania non sembra opporre forti resistenze, a mettersi in mezzo ai piani di Vattenfall è proprio la Svezia. In un recente dibattito elettorale, gli otto principali candidati si sono espressi unanimemente contro il piano di ampliamento delle miniere in Lusazia. Notizie che danno ancora più forza, se ce ne fosse bisogno, agli abitanti di Proschim che non intendono lasciare la propria casa, come l’ex sindaco Erhard Lehmann: “Se dovessimo perdere questa battaglia, non so cosa farò. Non ho un piano B, perché so questo progetto non si farà”.

* Anja Krieger e Elena Roda hanno contribuito alle ricerche

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